8 thoughts to “Startup o Industria?”

  1. Secondo me hai centrato un tema fondamentale: tante, troppe startup sopravvivono coltivando un loro piccolo orticello invece di mettersi insieme e coltivare un campo! C’è un tema, quello dell’M&A che sulle startup va assolutamente affrontato, occorre costruire un mercato che serva a creare una dimensione sovranazionale per le nostre startup, occorre creare una cultura del “mettersi insieme per crescere e scalare”.

  2. Sono perfettamente d’accordo con te Enrico, dobbiamo partire subito globali e non pensare solo al mercato italiano. E sono d’accordo anche con la moglie, santa donna: ciapate na pausa!!

  3. Ho sempre pensato che le startup italiane tranne Yoox, Musixmatch, Mailup (già non lo sono più) non arrivo a dieci, siano inserite in una sorta di limbo, tra scomparire ed essere acquisite, per sognare in grande è necessario avere il tempo di non essere “bruciati”. Senza capitali non ti espandi abbastanza per importi e proteggerti a livello globale, senza capitali non attiri i talenti per scalare, senza i giusti investitori nei vari momenti di crescita della startup si frena già la visione a lungo termine del progetto, in Italia troppi fondatori pur di restare in vita diluiscono le proprio quote all’inizio.

  4. Ciao Enrico, sono molto d’accordo con il problema del nanismo che secondo me proviene anche dalla paura di farsi “rubare” l’idea del secolo. Le idee migliori devono circolare in ambienti “protetti” in cui viene gestita la proprietà intellettuale ma viene al contempo accelerata la capacità di trasferire al mercato un prodotto servizio.
    Dobbiamo fare più circuiti virtuosi sia privati che pubblici di valutatori e mentor qualificati che possano accelerare il ciclo idea-eseguo-fallisco-riparto.

  5. A mio avviso per sviluppare start up globali occorre:
    1) vedere in quale settori vanno oggi gli investimenti;
    2) sviluppare attività basate su tecnologie innovative (nuovi materiali, sensori, ecc..) che uniscono HW, FW e SW;
    3) disporre di una credibilità enorme o di un prototipo dimostratore che funziona.
    Con Nanolever stiamo lavorando a diverse cose tra le quali uno scaffale per esporre prodotti intelligente che “vede” quale prodotto preleva il consumatore senza però uso di telecamere o RFID.
    Da quel che so AmazonGo con le telecamere ha difficoltà di vedere sempre bene tutto e deve allestire una sorta di teatro di posa. Noi lavoriamo ad una tecnologia a costi bassi, di semplice applicazione ed estremamente affidabile.

  6. È un problema di nanismo dovuto ai modelli di riferimento (piccoli e medi imprenditori), e anche di ecosistema startup. La raccolta fondi in Italia è stitica, e i pochi soldi vanno spesi con attenzione che di per sé non è una cosa sbagliata, ma limita la possibilità di rischiare. E incubatori, VC, acceleratori, a meno di alcune eccezioni, non sono in grado di dare supporto ad una crescita internazionale per mancanza di competenze e di network. Siamo di fatto anche meno esposti all’innovazione. Molti paesi europei vi investono più di noi e questo “educa il mercato” e alza necessariamente livello medio delle startup, lasciando le nostre un passo indietro. Fortunatamente siamo bravi e innovativi e ci posizioniamo come gli underdogs. Qualche contributo pratico e concreto? Si potrebbe iniziare a raccontare qualche storia di successo di internazionalizzazione per far capire che si può fare e come. Nella nostra breve storia, ci stiamo provando! Se hai piacere possiamo condividere qualche spunto di riflessione

  7. Finalmente qualcuno contrarian che lo dice e lo rivendica. (il contro nanismo)
    Purtroppo in Italia ho avuto sempre l’impressione che avere una visione globale fosse bollata negativamente quasi al punto da non essere presi sul serio.

  8. Ciao Enrico!
    Sono d’accordo con quello che dici. Personalmente ho inziato a lavorare su una idea molto “grande”.
    Appena mi sono messo a validarla però ho visto che era “troppo grande”, non era il need dei clienti attuali.
    Ora certamente il mio caso non fa statistica, ma trovo comunque sia un punto interessante. Mi pare che spesso fare qualcosa di davvero disruptive richieda una vision che va oltre il need dei potenziali clienti.
    So che ci sono molte obiezioni alla mia argomentazione, tipo rivolgiti alle nicchie, ma mi farebbe comunque piacere sapere cosa ne pensi!
    Grazie

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